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CARRO AMBULANZA AUTO-MOBILE [1911]












SCHEDA PRODOTTO (on/off)




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COLLEZIONE MUDETO



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CARRO AMBULANZA AUTO-MOBILE 
AREA TEMATICA Design per la Collettività | Design per la Mobilità
TIPOLOGIA Vettura ospedaliera
ANNO 1911
PROGETTO San Giorgio (Aiace e Fabio Trinci)
PRODUZIONE / PER Ven. Arc. della Misericordia di Firenze, FIAT, San Giorgio
RICONOSCIMENTI [...]

MOTIVAZIONE 


Tra i prodotti risalenti ai primi anni del secolo scorso, l’ambulanza della Misericordia fiorentina costituisce un’opera peculiare situata al crocevia di molteplici trame progettuali, operative e tecnologico-produttive che segneranno profondamente il futuro della realtà produttiva e sociale toscana e nazionale. Da un lato la committenza, ovvero l’Arciconfraternita della Misericordia, istituzione risalente addirittura al 1244 «sin dalle sue origini [...] impegnata nel soccorso delle persone in difficoltà, in particolar modo trasportando i malati o feriti in ospedale e dando degna sepoltura ai “poveri abbandonati”»[I]. Un servizio su base volontaria che per secoli ha preteso l’anonimato operativo ai propri ascritti, che in ogni occasione d’intervento «dovevano coprirsi completamente da capo a piedi con una lunga veste nera dotata di una apposita “buffa”, sorta di cappuccio allungato con due fori per gli occhi, che calato copriva tutta la faccia»[II]. Secolare consuetudine nella quale non pare azzardato ravvisare un’eco “ambientale”, ovvero una consonanza non generica né immotivata, della riscontrabile “sobrietà” sintattica di molto design regionale, sovente più attento all’efficacia del risultato che all’esplicita emersione di un’evidenza autorale.
Ma il tratto socio-antropologico sotteso allo “spirito di servizio” che caratterizza tanta parte dell’operosa progettualità toscana è solo uno degli elementi d’interesse che giustificano la “acquisizione” museale di quel che, per certi versi, appare un frutto quasi “tardivo” di competenze e sapienzialità artigianali di marca ottocentesca. I qui raccolti documenti relativi all’ambulanza fiorentina sono infatti anche l’occasione per meglio evidenziare l’inanellarsi di vicende produttive (ad un tempo congiunturali e strutturali) che vedono delinearsi, per l’area pistoiese, un futuro da grande protagonista nel campo del design per la mobilità collettiva (il “design che chi usa non compra” di koenighiana memoria) non solo a livello regionale ma addirittura su scala internazionale.
Come testimoniato dagli stessi cronisti dell’epoca [III], alle spalle del progetto dell’ambulanza del 1911 sta con ogni probabilità la competente regia di Aiace Trinci e del figlio Fabio che, con poche riserve, possono essere considerati gli “ideatori” d'un allestimento specialistico che manifesta certamente molte accortezze nella gestione dei ridotti spazi consentiti dal vano per le brande-lettighe e, probabilmente, qualche innovativa intuizione pratica rispetto all’ormai avviata sperimentazione nell’ambito di questa tipologia di veicoli che, anche a quell’epoca, era più che decennale (perlomeno in ambito europeo) [IV].
Eredi della prestigiosa Enrico Trinci & Figlio, che della nobile “arte carrozziera” hanno rappresentato un importante brano di storia, Aiace e Fabio Trinci avevano legato la loro attività al mondo del “sociale” almeno sin dal 1889, ovvero quando Aiace decise «di traslocare la sede della sua officina nei locali, ampi e spaziosi, della Pia Casa di Lavoro Conversini» [V]. A cavallo dei due secoli, una singolare perizia nel progetto installativo sui propri mezzi di locomozione di sistemi cardanici e basculanti, abbinata alla cura dei dettagli tipica delle carrozze da viaggio, faceva di Trinci il referente aziendale di un territorio, quello pistoiese, che per tutta la seconda metà dell’ottocento si segnalava come il centro toscano più importante nel settore della costruzione di carrozze [VI].
Un contesto ritenuto pertanto pienamente congeniale alle mire produttive della neonata San Giorgio che, qualche decennio più tardi (1905-06) avvierà proprio a Pistoia la costruzione delle officine adibite alla realizzazione della parte carrozziera delle proprie automobili. Ma l’acquisizione della Trinci all’interno della San Giorgio e la prospettiva strategica della produzione di carrozze a motore, non determina affatto la fine della produzione di carrozze tradizionale (ovvero ippotrainate) né i più specialistici carri-lettiga e barelle a trazione umana. Ed è proprio in ragione di tale continuità produttiva che, ben prima del 1911, sussistevano documentati rapporti di «fornitura di carri e barelle» fra l’Arciconfraternita fiorentina e l’azienda San Giorgio, come peraltro segnala la stessa Silvia Nanni nella sua efficace motivazione raccolta più sotto.
L’episodio produttivo del carro-ambulanza per la Misericordia di Firenze è però anche esemplarmente sintomatico di un “abbaglio” strategico che ha visto molta parte della produzione automobilistica italiana del periodo concentrarsi su un mercato di riferimento eminentemente “privato” e non mercantile formato essenzialmente da nobili e ricca borghesia d’inizio secolo decisi a sperimentare nuove forme, modalità e occasioni per il loisir. Una scelta di utilizzo prioritario (il diporto) e di qualità di prodotto e cura dei dettagli esecutivi (elevata, se non elevatissima) che, nel pur breve tempo intercorso fra la fondazione della San Giorgio e la fine della sua produzione automobilistica (1908-09), ha dato modo all’azienda toscano-ligure di centrare in pieno la crisi del 1907: crisi sintetizzabile nel pressoché totale esaurimento del target di consumatore (facoltoso diportista) individuato dai vertici aziendali a fronte della crisi economica mondiale del 1907 che ingenerò sui mercati una serie di crac finanziari coinvolgendo numerose banche.
Anche ricorrendo alla sola lettura della stampa sportiva dell’epoca, la strategia produttiva adottata anche dalla San Giorgio per affrontare il mercato dell'auto non risulterebbe affatto una scelta “obbligata” dai tempi, bensì una scelta “preferita” dall'imprenditoria su scala nazionale. Una opzione sulla quale, ad esempio, il co-direttore de “La Stampa Sportiva” aveva esternato i propri dubbi intuendone i sottesi rischi fin dal 1902. Notava infatti Nino G. Caimi il 28 dicembre di quell’anno nell’articolo pubblicato con l’emblematico titolo L’Automobile nella vita pratica: «Finché l’automobilismo rimarrà» circoscritto all’ambito del diletto, «sarà sempre una cosa bella, insuperabile come sport, ma non sarà mai pratico e diffuso». Al contrario se si fosse raggiunta un’esplicita efficacia e convenienza del mezzo facilmente monetizzabile anche in termini di logistica aziendale «il mondo» avrebbe «fatto un passo innanzi e nel regno dei mezzi di trasporto, si» sarebbe «trovato qualche cosa di meglio e di nuovo»[VII].
Il ritardo, cristallizzatosi nei quattro anni seguenti, emerge con evidenza dal resoconto sul IX Salon de l'Automobile parigino che appare sulle pagine de “La Stampa Sportiva” del 16 dicembre 1906. Scrive infatti Mario Morasso: «I più bei chàssis dell’Esposizione, i meglio lavorati, i più accuratamente finiti, quelli che hanno la più leggiadra linea meccanica, sono gli chàssis delle principali Case italiane [...] E persino le fabbriche nuove espongono macchine di aspetto soddisfacente che nulla hanno più dell’abbozzo, del tentativo, ma sono opera coscienziosa e definitiva; così la San Giorgio che ha il più ricco e luccicante chàssis della Mostra, così la Spa, la Standard, la Flag, l’Esperia, che nulla hanno da invidiare a marche estere anche vecchie di esperienza e di fama [...] Elogi di cui non ha da ingelosirsi l’industria francese, che si afferma, in grado eminente nella Mostra dei poids lourds [camion pesanti ndr], omnibus, camions, dei motori marini, dei motori fissi, di tutte insomma le applicazioni industriali dell’automobile, esposte agli Invalidi»[VIII].
Ancora cinque anni più tardi, il Carro-ambulanza automobile offerto alla Misericordia di Firenze da parte dei suoi illustri concittadini (al pari del «più ricco e luccicante chàssis» apparso al Salon parigino del 1906) non solo rappresenta e incarna un’ottima prova ingegneristico-arredativa promanante da oltre tre quarti di secolo di know-how, ma risulta altresì un peculiare esempio delle difficoltà, spesso irrisolte, incontrate dalla “via” italiana al design e al prodotto industriale. Un radicato traditum artistico-artigianale che non sempre l'imprenditorialità è stata capace di far evolvere in prodotto autenticamente seriale, riuscendo cioè a “trasfigurare” gli innegabili crediti artistico-artigianali in risorse produttive concrete e durevoli. Tuttavia se l’esito produttivo lascia alcune perplessità sotto il profilo dell’efficacia performativa e della sostenibilità industriale del progetto, al medesimo tempo paiono innegabili sia la bellezza sia l’eleganza delle soluzioni plastiche e materiali adottate (quest’ultime purtroppo apprezzabili solo bidimensionalmente attraverso i pochi reperti iconografici rimasti).
Una raffinatezza e una qualità progettuale forse non più sostenibili in ambito privato ma che, ormai da alcuni anni, la San Giorgio aveva trovato modo di riversare proficuamente nella produzione di materiale rotabile ferroviario (vagoni, carri cisterna, carrozze per passeggeri - vetture tranviarie e persino un carro rimorchio per artiglieria). Occasioni come, ad esempio, “un lavoro considerevole di riparazione veicoli fino al 1912” si manifestavano per la San Giorgio nel pieno del periodo della crisi automobilistica, a fronte della favorevole congiuntura del «passaggio della gestione della rete ferroviaria nazionale dalle società private al settore statale grazie alla costituzione, nel 1905, delle Ferrovie dello Stato»[IX]. Un opportuno frangente colto con grande tempestività da parte dell'azienda San Giorgio che, a ben vedere, è oggi la più autentica ragione della presenza, sul territorio pistoiese, di una grande multinazionale del trasporto pubblico come Hitachi Rail. Presenza che (tenendo ovviamente conto delle “tappe” intermedie rappresentate da Officine Meccaniche Ferroviarie Pistoiesi, Ferroviaria Breda Pistoiesi, Breda Costruzioni Ferroviarie e AnsaldoBreda) è pienamente riconducibile proprio all’attività della piccola bottega artigiana di Enrico Trinci dove, in piazza Cino n. 353 (oggi piazza Gavinana) a Pistoia, fin dal XIX secolo, veniva praticata con perizia e passione la nobile “arte carrozziera”[X].
In chiusura, esprimiamo un doveroso ringraziamento a Silvia Nanni, per aver gentilmente aderito alla nostra iniziativa tesa alla riemersione di un patrimonio produttivo e progettuale – fatto sia di storie vincenti che di “microstorie” sommerse – di cui la stessa regione è, ancora oggi, solo parzialmente consapevole. Il saggio proposto in questa sede è solo una minima porzione di quanto raccolto dall'autrice nel suo recente volume La carità a motore. Dalla zana al carro lettiga. Come nacque la prima ambulanza pubblicato da Firenze Leonardo - Edizioni Clichy, Firenze (prefazione di Maurizio Naldini, introduzione di Barbara Maria Affolter). Un racconto illuminante e prezioso che siamo ben lieti di promuovere in questa pagina museale consigliandone la lettura a chiunque voglia approfondire l'argomento.

(Associazione Mu.De.To.)

La prima ambulanza della Misericordia di Firenze



Nella Firenze degli inizi del Novecento le corse dei Fratelli della Misericordia per il trasporto di malati e feriti non bastavano più. Il soccorso con cataletti e carri lettiga risultava ormai lento e faticoso. Per questo motivo all’interno della secolare Istituzione, nata nel 1244, si aprì un aspro confronto fra progressisti e conservatori su come poter efficacemente rispondere alle esigenze di una città sempre più grande. Del resto la prima automobile una delle primissime automobili (la seconda in Italia), di proprietà del marchese Carlo Benedetto Ginori Lisci (una Panhard & Levassor pagata 5.000 franchi), era apparsa in città nel 1894. Il nuovo mezzo di trasporto aveva incuriosito e affascinato i fiorentini ma, soprattutto, aveva infiammato gli animi di coloro che, nel campo del soccorso, ritenevano ormai imprescindibile aprire al progresso e alle nuove tecnologie.

Tradizione e modernità sembravano però inconciliabili all’interno dell’Arciconfraternita fiorentina. La fatica fisica continuava ad essere considerata elemento distintivo dei Fratelli con la veste nera e da questa era impossibile prescindere senza svilire una tradizione unica e secolare. Eppure, in città, non erano mancate sciagure che avevano dimostrato l’inadeguatezza dei vecchi mezzi di soccorso.

Il 24 settembre 1890 la tramvia elettrica che collegava Firenze a Fiesole era deragliata all'altezza della curva dopo villa San Michele, schiantandosi a terra. I feriti gravi furono numerosi e 5 di questi perirono prima che i soccorritori potessero giungere sul luogo del disastro. In città, nei giorni immediatamente successivi, circolò la voce che la morte di queste persone si sarebbe potuta evitare se il soccorso fosse stato più tempestivo.

Nel 1910, con Niccolò Martelli al timone dell’Arciconfraternita, per le istanze di modernizzazione iniziò finalmente a spirare un’aria favorevole, a patto che quella rivoluzione non finisse per gravare sulle casse del Sodalizio. Per questo motivo venne istituito un Comitato per una sottoscrizione cittadina finalizzata a dotare la Misericordia di un “carro automobile”. I promotori si procurarono offerte commerciali sia per l’acquisto dello chassis della costruenda ambulanza, sia per il suo allestimento. Per lo chassis – con motore di 25 HP, larghezza del telaio 0.95 m. con peso approssimativo sugli 800 Kg., cilindrata 3.050 litri, numero dei giri del motore 1.000, accensione per magnete alta tensione, 4 cilindri, trasmissione cardanica, 4 velocità e marcia indietro, velocità normale in pianura 60-70 Km orari, pendenza massima 16%, pneumatici anteriori 820/90 e posteriori 820/120 – la scelta ricadde su un prodotto della mondiale ditta F.I.A.T. di Torino e fu acquistato per 8.000 lire.

Per la carrozzeria, dopo attenta valutazione dei preventivi, si affidarono alla collaudata Società San Giorgio di Genova, tramite la succursale di Pistoia, già fornitrice di carri e barelle per il Sodalizio che fornì un preventivo di 4.500 lire. Il mezzo doveva essere efficiente ed attrezzato, ma con stile, perché «doveva avere un aspetto il più snello possibile»: quindi funzionale ma, al tempo stesso, elegante. La carrozzeria era interamente in legno di noce stagionato, in modo da offrire garanzia assoluta di durata e solidità.

Si accedeva all’interno tramite una porta posteriore a due battenti, apribile sia da dentro che da fuori. Lateralmente si trovavano tre finestre per parte con cristalli traslucidi e poco trasparenti, dotati di persiane – tipo ferroviario – abbassabili in apposito incastro.
Ai lati, e posteriormente, tre predellini, dei quali quello dietro da chiudersi a ribalta. Massimo comfort per i due posti anteriori esterni, destinati allo chauffeur e ad un infermiere, dotati di molle elastiche e riparati da un cristallo applicato al cruscotto. Per quanto riguardava l’esterno il colore era blu, con filettature rosse laccate; posteriormente lo stemma della Misericordia e la dicitura “Ven. Arciconfraternita della Misericordia di Firenze”.

L’ambulanza era predisposta per il trasporto di 4 infermi con relative barelle: tre “da campo” e una a sospensione cardanica, molleggiata per evitare scosse.
Il cassone, nel quale il malato veniva adagiato disteso, era largo esternamente 1,65 m. ed internamente 1,47. Lo spazio era studiato per poter piazzare all’interno una branda-barella a movimenti cardanici a destra (83 cm di ingombro) e a sinistra una branda-barella da campo (60 cm). Per la lunghezza era necessario che la carrozzeria debordasse dallo chassis di 40 cm.
A destra – in basso e «sospesa a molle elasticissime» – era applicata la branda-barella a movimenti cardanici, lunga 2 metri. La barella disponeva di 4 bracci in ottone nichelato, da chiudersi a baionetta, materasso foderato di incerato, cuscini in lana e pastoie per epilettici.

I sistemi di applicazione con movimenti automatici cardanici erano un vero e proprio fiore all’occhiello della San Giorgio, che ne decantava le qualità nel proprio catalogo. I due movimenti – longitudinale e trasversale – erano rigidi e indipendenti l’uno dall’altro ma, soprattutto, sensibilissimi, per evitare qualsiasi urto o scossa. Il movimento trasversale aveva in più due speciali molle – denominate “respingenti” – che non solo attutivano i sobbalzi, ma garantivano alla barella di rimanere sempre in piano. Tutti i meccanismi erano registrabili in ogni parte e smontabili e riparabili con la massima facilità.

Dalla parte sinistra, sempre in basso, aveva posto la branda-barella da campo da chiudersi al bisogno.
In alto, a distanza necessaria, scendevano perpendicolarmente altre due barelle richiudibili.
Tutte le barelle da campo scorrevano su apposite guide in legno foderate in ferro ed erano sostenute da elasticissime molle a balestra. Queste potevano anche essere usate separatamente dall’ambulanza. Le guide e le traverse, infatti, si smontavano facilmente.

Quando era montata la sola barella a movimenti cardanici veniva posizionato, sulla parte opposta, un sedile per l’equipaggio a stecche in legno di noce – lungo 1,60 metri – da ripiegare sulla medesima oppure mantenere al proprio posto.

In posizione ben dissimulata erano collocate le cassette per la biancheria, i medicinali, gli arnesi e gli utensili della vettura, alcuni pezzi di ricambio e, in generale, tutto quanto era necessario per il buon funzionamento.
Internamente l’ambulanza presentava pareti ben levigate e preparate a smalto bianco, per poter eseguire i dovuti lavaggi e le disinfezioni con soluzioni antisettiche. Sull’impiantito alcuni fori per lo scolo delle acque.

L’illuminazione elettrica interna veniva alimentata da una piccola batteria di 75 ampere orarie (Ah) e da due “plafonnier”, con una lampadina ciascuno, applicati al soffitto. Previsto, prudentemente, anche un fanale a candela in caso di guasto alla luce elettrica. Solo in un secondo momento fu scelto di acquistare, per l’illuminazione esterna – non prevista dal preventivo iniziale –, due fanali e il fanaletto posteriore di buona marca.

Sull’imperiale era montata una galleria in ferro per bagagli, barelle di scorta e materiale di soccorso. Sul medesimo sarebbe stata adattata una stecchiera mobile per non danneggiare l’imperiale depositandovi oggetti pesanti.
Dall’esterno all’interno era possibile comunicare anche a mezzo di un tubo acustico con relativo fischio di allarme. Per l’aerazione interna erano previsti due respiratori a tubo, regolabili a piacere e applicati all’imperiale.

Il mezzo venne inaugurato il 28 maggio 1911. Firenze ebbe così la sua prima ambulanza: un mezzo prezioso che fu subito gradito ai fiorentini, felici di poter contare su un soccorso finalmente moderno ed efficiente.

In realtà, la prima ambulanza fu tutt’altro che un successo. Fin dall’entrata in servizio fu chiaro che il suo uso andava centellinato. La frequenza delle uscite e delle faticose ascensioni, perché appena al di là dei viali di Circonvallazione, da qualsiasi lato della città si andasse, iniziavano le colline e le conseguenti salite, finivano per usurare il mezzo, dando luogo a continue e costose riparazioni. Il veicolo era più delicato del previsto ma, soprattutto, era inaffidabile perché soggetto a frequenti rotture.

La causa di tanta fragilità era la grandezza del mezzo, progettato per il trasporto anche di quattro infermi contemporaneamente. L’ambulanza era molto pesante e la potenza del motore totalmente inadeguata, quindi lo sforzo a cui veniva sottoposto risultava particolarmente stressante. L’introduzione della meccanica aveva comunque segnato una irreversibile svolta nelle modalità di soccorso dell’Arciconfraternita, portandola al passo con i tempi e con le mutate esigenze della città. La Misericordia affrontò con spirito pioneristico il secolo di grande trasformazione che è stato il Novecento e, nonostante errori di progettazione e scelte affrettate, riuscì a non tradire le aspettative della sua città.






TESTIMONIANZE 




“La Nazione”, Domenica 28 maggio 1911




Da oggi finalmente anche Firenze non avrà niente da invidiare alle altre grandi città nemmeno in fatto di assistenza pubblica, perché oggi verrà inaugurata l'Ambulanza automobile, che la cittadinanza fiorentina ha saputo in breve tempo rendere un fatto compiuto.
Allorquando, or sono quasi due anni, nacque in un gruppo di ascritti alla Venerabile Arciconfraternita della Misericordia, l'idea di dotare quella benemerita istituzione di un così potente e moderno mezzo di soccorso non mancarono coloro che, aggrappati al passato come ostriche allo scoglio, vaticinarono la morte della Misericordia se fossero stati disimpegnati servizi di carità con un sistema così nuovo. Questi censori dell'antico, difendevano la loro idea con questa... grande considerazione: «Ma che cosa direbbe Luca Borsi se tornando in questo mondo trovasse la Misericordia da lui fondata, dotata di un carro lettiga automobile mentre lui aveva stabilito che esercitasse la sua missione colle... zane?»
Io per parte mia sto con quelli che rispondono a tale censura col dire che, molto probabilmente, se Luca Borsi avesse avuto a sua disposizione delle automobili invece che delle zane avrebbe preferite quelle a queste! Ma è un fatto che due anni fa molti non erano di questo parere e quel gruppo che voleva costituirsi in comitato promotore dovette abbandonare l'idea, o, per dir meglio, dovete rimetterne l'applicazione pratica a tempi migliori.
E questi tempi migliori vennero nel decorso anno, dopo qualche mese da quando era stato eletto a presiedere alla Amministrazione della Misericordia un gentiluomo perfetto, una mente aperta a tutte le cose buone, una intelligenza veramente superiore, il nobile cav. Niccolò Martelli, che, pur tenendo nel debito conto l'alta carica da lui coperta, non disdegna il contatto degli ascritti al Sodalizio del quale egli ha le redini, perché sa che essi sanno compiere azioni ammirabili, sì materiali che morali.
Ed infatti il cav. Martelli non solo accettò con entusiasmo l'idea dell'automobile, ma la caldeggiò, aiutando il Comitato cittadino, che fu subito costituito in modo tale che questo deve essere immensamente grato a lui, come a quello che, colla sua esperienza, colla sua influenza, ha potentemente contribuito a che il comitato stesso raggiungesse il suo nobile scopo.
Oggi che viene solennizzato questo... ammodernamento della Misericordia di Firenze, oggi che da ogni parte della Toscana convengono nella nostra città le Associazioni a rendere omaggio alla Istituzione madre, oggi che le pubbliche assistenze fiorentine intervenendo ufficialmente alla festa, rendono la loro sorella maggiore il saluto dell'arme, saluto che deve essere come lo augurio di pace perenne, oggi il popolo fiorentino ha il dovere di accorrere in massa a plaudire a quei benemeriti che hanno saputo mettere a sua disposizione il mezzo di evitare molte morti che prima erano invece inevitabili per la impossibilità di un sollecito mezzo di trasporto dai luoghi di infortuni agli ospedali; ed in principal modo dovrebbero plaudire le masse operaie, che proprio sono quelle che maggior benefizio dovranno risentire dalla nuova Ambulanza perché pur troppo, è proprio fra esse che più frequentemente avvengono infortuni che richiedono sollecito mezzo di soccorso.

Il manifesto del Comitato

«CONCITTADINI,
Mercè una pubblica sottoscrizione promossa da uno speciale Comitato ed alla quale hanno prontamente e generosamente preso parte non soltanto cittadini di ogni classe ma Sua Maestà il Re e le Loro Altezze di Duca d'Aosta e il Conte di Torino, è stato fatto costruire un “Carro ambulanza auto-mobile” per donarlo alla Venerabile Arciconfraternita della Misericordia di Firenze come attestato della gratitudine e dell'affetto che le porta Firenze tutta, memore dello zelo e della carità con che da sette secoli essa assiste in modi molteplici infermi, accorre pronta in ogni sventura, non indietreggiando di fronte a nessun disagio o pericolo neppure quando la peste è il colera metteva a cento le vittime e faceva fuggire da ribrezzo e di paura.
Immutata nello spirito cristiano che ne ispirò le origini e ne informo la vita gloriosa, pur sotto la modestia della sua tradizionale veste nera non ricusò mai di accogliere e di valersi dei mezzi che l'uso e la scienza le suggerirono migliori è più adatti al suo fine e passando dalla zana di vimini al cataletto, al carro lettiga, oggi, la prima fra le Consorelle, accetta volentieri il carro automobile, che le darà modo di accorrere più sollecita quando venga chiamata da luogo lontano o quando le vittime di qualche sventura siano molteplici.
Domenica 28 del corrente maggio il nuovo carro automobile sarà benedetto in forma solenne nel vostro giardino gentilmente concesso da S.E.R. mons. Donato Velluti Zati dei Duchi di San Clemente, Arcivescovo di Putrasso ed uno dei Capi Guardia dell'Arciconfraternita alla presenza delle Autorità civili e militari, delle rappresentanze delle Confraternite delle Misericordie toscane, delle Pubbliche Assistenze fiorentine e quindi con festoso corteo verrà recato alla sede della Venerabile Arciconfraternita e consegnato ad essa con atto notarile.
Il popolo fiorentino acorrerà senza dubbio a dimostrare colla sua presenza e col suo plauso quanto ama e quanto benedice la sua Misericordia.

Il Comitato
Aureli Guido – Bruni rag. Oreste – Caligo rag. Amilcare – Cappelli comm. avv. Gino – Corsini don Andrea Carlo, Duca di Casigliano – Capponi conte Piero – Di Frassineto conte Alfredo – Frassineti rag. Egisto – Ginori Lisci marchese Lorenzo – Lotti Gino – Mannucci rag. Ettore – Marchesini Gino – Mazzetti Gino – Onori notaro Ferdinando – Piatti nobile cav. Guglielmo – Piovanelli Giuseppe – Pozzolini cav. uff. avv. Arnaldo – Signorini Dante – Somaschini Paolino – Spigliati rag. Guido – Tassini Giovanni – Zaccherelli Gino.

Il programma

Ecco il programma:
Nelle ore antimeridiane: Ricevimento delle Associazioni che arriveranno in Firenze per partecipare alla cerimonia.
Dalle ore 9 alle ore 12: Distribuzione del pane ai poveri, fatta a cura della Società di M. S. fra i Confratelli della Venerabile Arciconfraternita di Misericordia nella sua sede, Via Ricasoli 5.
Alle 12,30: Banchetto
Alle 15,30: Riunione delle Associazioni alla sede del Comitato (via Ricasoli 5, e formazione del Corteggio che si recherà alla inaugurazione della Ambulanza percorrendo il seguente itinerario: Via Ricasoli, Piazza Duomo (girando intorno alla Cattedrale) via Ricasoli, Piazza S. Marco, Via Lamarmora, via Micheli.
Alle 17: Cerimonia inaugurale in via Micheli n. 2, giardino del palazzo S. Clemente (g. c.) alla presenza delle Autorità cittadine. – Benedizione dell’Ambulanza.
Il discorso inaugurale sarà pronunziato dal chiarissimo prof. Guido Falorsi.
Alle ore 18: Corteggio, che muovendo da ViaMicheli e percorrendo via Micheli, via Cavour, via Martelli, si recherà in piazza del Duomo alla sede della Venerabile Arciconfraternita di Misericordia ove avverrà la consegna dell'Ambulanza all'Arciconfraternita stessa.
Ricevimento offerto dalla Misericordia ai Presidenti delle Associazioni intervenute. Dalle ore 21 alle 22,30: Concerto musicale in Piazza del Duomo, lato Misericordia, eseguito dalla musica del 28.o Reggimento fanteria diretta dal maestro Felice Commento gentilmente concessa dal sig. Comandante della Divisione Militare.

Il programma della musica

Programma musicale che verrà eseguito Domenica 28 maggio a dalle ore 21 alle 22,30 in piazza del Duomo (di fronte alla Misericordia) dalla Musica del 28.o regg. fanteria diretta dal maestro Felice Commento.
1. Musso, “Patria”, marcia – 2. Verdi, “Forza del Destino”, sinfonia – 3. Verdi, “Aida”, atto I.o, (parte 2.a) – 4. Giordano, “Andrea Chènier”, fantasia – 5. Diaz, “Rapsodia spagnuola”.

La medaglia commemorativa

Per iniziativa dei signori nob. cav. Guglielmo Piatti e Brunellesco Nannei, il Comitato Pro Misericordia ha coniata una medaglia commemorativa che è riuscita un vero gioiello.

L'ha modellata il prof. cav. Giuseppe Cassioli svolgendo il seguente concetto: L'angiolo della carità protegge e fa sicura la via al veicolo che porta i fratelli accorrenti all'opera di carità. Vi è il motto “Pro eo angelus”, che è stato dettato dal padre Giuseppe Manni e che significa: “Per l'automobile veglia l'angelo”.
Nel rovescio è lo stemma della Misericordia ed il giglio di Firenze sormontati dalla corona reale seguiti dal motto “Pro Charitate” e dalla data XXVIII Maggio MCMXI. Anche il conio eseguito dalla ditta Metello Zingoni è riuscito splendidamente. La medaglia potrà essere acquistata da chi lo desideri, per il puro prezzo di costo.

***

I signori possessori dei “biglietti bianchi” avranno accesso al giardino dalla porta segnata n. 2, in Via Micheli; mentre i possessori dei biglietti celesti e le associazioni entreranno dal cancello accanto.

***

Abbiamo ieri visitata l'Ambulanza Automobile e, per dire il vero, abbiamo riportata una impressione ottima sotto ogni aspetto.
Costruita sopra uno “chassis” 15-25 HP della Casa Fiat, essa è riuscita un vero capolavoro e la società San Giorgio di Pistoia può essere davvero soddisfatta per questa splendida prova.
Lo scheletro della carrozzeria è in legno noce internamente verniciato a bianco smalto resistente alle soluzioni antisettiche ed esternamente è verniciato con vernice a corpo finissima di colore bleu con filettature rosse e con ai lati dipinto lo stemma della Misericordia ai lati del quale sta la scritta: Misericordia di Firenze. Sul piano interno sono appositi scollatori per la disinfezione.
Dall'esterno all'interno si accede a mezzo di una porta posteriore a due battenti, apribili dall'interno all'esterno e muniti di finestre a vetro scorrevole. Lateralmente si trovano tre finestre per parte con cristalli spuliti, due dei quali portano lo stemma della Misericordia e persianine tipo ferroviario abbassabili in apposito incastro.
Anteriormente vi sono quattro grandi finestre apribili in modo da poter somministrare dal di fuori quanto possa occorrere a coloro che trovansi internamente, in special modo quando la vettura sia trasformata per quattro infermi.
All’Imperiale sono applicati due respiratori a ventola in modo da regolare a piacere l’immissione dell'aria esterna, senza danneggiare l’ammalato.
Nell'interno si trova un impianto di illuminazione elettrica regolabile a volontà ed allineata da una piccola batteria di 75 ampere. Elettricamente sono pure alimentati i fanali regolamentari esterni. Oltre detti fanali si trovano pure due grossi fari ad acetilene.
Sull'imperiale collocata una longarina portabagagli ed il tetto è contornato da una ringhiera, in modo da permettere il collocamento di barelle di scorta o di altro materiale di soccorso.
Tutte le chiusure sono fatte ermeticamente e doppie e munite di gomma, onde evitare rumore.
Nell'interno normalmente trovasi il basso, a destra di chi entra dalla parte posteriore, una barella a sospensione cardanica, molleggiata in modo da evitare scosse da renderla perfettamente insensibile alle accidentalità stradali. Sopra a questa, sospesa sotto il soffitto dell'ambulanza ed abbassabile ed alzabile con grande facilità, vi è un'altra barella da servire per un secondo infermo.
Dal lato a sinistra si trova un sedile a stecche di legno, lungo quanto la parete ed abbassabile sulla parete medesima.
Al di sopra del sedile è collocata una barella a pendant di quella a destra in alto ed una quarta barella può applicarsi nel punto del sedile quando questo venga abbassato. Ogni barella e fornita di lacci per dementi, di materassi di lana foderati di incerato e di cuscino pure di lana e foderato di incerato.
In posizione ben determinata sono collocate le cassette per la biancheria, pei medicinali, per gli utensili e per gli arnesi della vettura.
In complesso, dunque, nell'Ambulanza trovasi tutto quanto si può desiderare anche dagli incontentabili e meritano veramente un plauso unanime i signori cav. Aiace Trinci e suo figlio Fabio, che con amore e disinteresse hanno saputo compiere un'opera veramente grandiosa.



Titolo:   Le feste dell'Arciconfraternita della Misericordia per l'inaugurazione del carro automobile 


Autore: [...], “La Nazione”  



Luogo:  Firenze 


Data:      28 maggio 1911 



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