Home MuDeToSeguici su Facebook / Follow Us on FacebookSeguici su Istagram / Follow Us on Istagram
space
© photo: none
space




RIMINI BLU [1959]












SCHEDA PRODOTTO (on/off)




space








COLLEZIONE MUDETO



«–previous | next–»
Products Nav Bar
RIMINI BLU 
AREA TEMATICA Design per l'Abitare
TIPOLOGIA Accessori per la tavola e la cucina, complementi d’arredo
ANNO 1959
PROGETTO Aldo Londi
PRODUZIONE / PER Bitossi Ceramiche
RICONOSCIMENTI Collezione permanente MIC di Faenza, Museo della ceramica di Montelupo, Museo della ceramica di Fiorano Modenese, Graham Cooley Collection

MOTIVAZIONE 


TESTIMONIANZE 




Marco Zanini




Ho avuto la fortuna di conoscere Aldo Londi quando ero molto giovane e lui già avanti con gli anni ma ancora con molta energia; mi piaceva chiacchierare, talvolta anche nella sua casetta nascosta nel verde sopra la Pesa, di ceramica ma non solo, mostrava le foto degli anni di prigionia in Sud Africa, chiacchieravamo di come era stata la ricostruzione dopo la guerra, di come era e stava cambiando il mondo in quella cerniera storico/fisica che è la Toscana, prigioniera della sua storia tra gli Etruschi ad Artimino e gli scempi immobiliari fatti, in nome del popolo, della cooperazione e del progresso sulle colline (ed anche dentro le cittadine, Montelupo incluso) che dopo aver dato al mondo geni ed infinite meraviglie, Michelangelo, Leonardo, le tombe di Baratti, la cupola del Brunelleschi, vive una crisi culturale profonda e prolungata, con classi dirigenti mediocri e leaders la cui memoria non dura il tempo di un mattino.
Allora c'era ancora la moglie, poi se ne è andata e Aldo è rimasto più solo e più triste.

Da giovane il mio interesse era sapere, capire, collezionare dati, informazioni, apprendere; Aldo aveva per me simpatia, gentilezza, generosità; i ritmi erano quelli della Toscana che preferisco: dormire nel silenzio della Paggeria Medicea dopo lo stress del viaggio di notte lungo l’Autostrada del Sole, mattinate di sabato passate nel capannone semivuoto della Bitossi a tentare di fare qualcosa di nuovo, sperimentando, con forni andati a male, smalti che uscivano di un colore diverso e tutto il resto, assolutamente normale, della ceramica; lunghi pranzi in trattoria a base di finocchiona, chianti, pane, penne strascicate ed enormi bistecche alla fiorentina, o conigli dolceforte con fritto di fiori di zucca e carciofi, in una geografia estremamente limitata, e perfetta, che non oltrepassava Carmignano, Montespertoli e Cerbaia.

Aldo aveva una grande passione per Ettore, erano molto amici e si volevano molto bene, ma ceramicamente erano proprio di due pianeti diversi: Ettore usava la ceramica, come ha sempre usato qualsiasi materiale, come uno strumento per comunicare i suoi pensieri speciali, come una carta tridimensionale e materica con cui produrre segni e disegni legando la storia e le culture del passato con le sperimentazioni del contemporaneo in filastrocche lunghe, complesse, affascinanti che andavano dalla Cultura Villanoviana passando per Luca della Robbia, Shiva e Gas Stations pre e post Pop per arrivare a Memphis e non fermarsi ancora fino all'ultimo momento utile.

Aldo, che ha prodotto migliaia di pezzi in una ricerca estetica mai finita, mi rimane inevitabilmente nella memoria per il Rimini Blu che, spedito e fatturato in centinaia di container in tutto il mondo (l’altro giorno ne ho trovato un pezzo perfino in Brasile) fece la felicità del Cavalier Vittoriano e, probabilmente, aiutò a finanziare qualcuna delle sue molte iniziative industriali ben più solide (spero) di questa fragile ceramica toscana che nei secoli sempre è finita rotta: etrusca, romana, medicea, moderna, contemporanea; come si usa dire: “superata dal progresso” salvo che nelle grandi collezioni, dei grandi mercanti, ben nascoste nei forzieri delle Banche Svizzere, ecc.

Sono passati 35 anni dal giorno in cui, per la prima volta, entrai a Montelupo in Lambretta, per la statale antica piena di camion, per comperare terra e smalti per un esame alla Facoltà di Architettura di Firenze; Aldo se ne è andato alcuni anni fa, la sua traiettoria e le sue vicissitudini ben rappresentano quello che è successo nel secolo passato: il disastro del fascismo e della guerra, la ricostruzione, la transizione dall'artigianato all'industria, la innovazione del periodo post guerra e la progressiva perdita di significato, di referenze, di un mondo che non sempre ha avuto la necessaria qualità intellettuale per coniugare globalizzazione e tradizione, storia e innovazione, progresso e vera qualità della vita.

La grande e antica tradizione locale della ceramica è più viva nei musei che nelle fabbriche che piano piano si sono spente e chiuse, sono sicuro che anche qui il piatto raccomandato è oggi penne al salmone (pieno di antibiotici, che viene dal Chile dove mai è esistito endemicamente) o gamberetti (sa Dio da dove vengono, forse Panama o Ecuador) e rucola.
Non è una questione di nostalgia, che non mi appartiene visto che, trentino, vivo a Rio de Janeiro.
La questione è non sostituire il buono, conosciuto, raffinato, unico (la ceramica o la finocchiona) per il peggio.


Titolo:   Un ricordo su Aldo Londi 



Autore: Marco Zanini  



Luogo:  Flamengo, Rio de Janeiro (testo estratto da: Marina Vignozzi Paszkowski, Aldo Londi. Un 


space ceramista del Novecento, Fondazione Vittoriano Bitossi, Polistampa, Firenze 2014) 


Data:      6 febbraio 2010 



CREDITS / IMMAGINI 


INFO / NOTE TECNICHE 


IDEAZIONE / PROGETTO 


PRODUZIONE / PER 


RICONOSCIMENTI 


VIDEO 


TESTI | LIBRI | DOCUMENTI 


CONTATTI 





x


     
MUDETO PRODUCTS CREATORS PRODUCERS SEARCHING